Tra il mare e il cuore di Salerno, insiste e resiste la culla di un manipolo di colletti abbottonati e tre strisce sui piedi.

Tackle è senza ombra di dubbio tra gli store casual più conosciuti dello Stivale ma è anche altro. E’ soprattutto altro.

Nasce nel 2008 e porta con sé l’ultima scia della sottocultura britannica trapiantata in Italia.

Fin da subito diventa un punto di riferimento per le Curve. Sulle fanzine, impressi nelle foto, il lunedì è caccia ai marchi cuciti sul petto dei supporters in giro per gli stadi d’Italia. E si fa incetta di simboli e colori, tutti indizi che messi insieme consegnano un quadro ben preciso: lo store, per varietà di generi e per disponibilità, cresce in fretta. Gli ultras lo popolano per la maggiore ma non sono gli unici.

Chi varca quella soglia entra a far parte di una piccola tribù, accomunata dalle stesse idee, dalle stesse passioni. Possono cambiare le bandiere ma non il modo di vestirsi. E si riconoscono tutti da lontano, senza bisogno d’aprir bocca. I ‘casual’ vestono ‘casual’ non più solo allo stadio ma ovunque.

E allora Tackle si sposta, prima, e poi s’allarga. Diventa maggiorenne prima ancora di compierli questi 18 anni. Nonostante la clessidra sia stata capovolta, cerca di mantenere la sua primordiale essenza attraverso una ricerca continua di nuovi brand, meno noti alla massa, ma nei quali ritrovare un senso di appartenenza che al di là dei fenomeni è un modo di sentire e vivere il quotidiano e sarà per questo che, pure tenendo d'occhio e assecondando i cambiamenti, quella tribù resterà ancora in piedi.